Festival Scriabin

Festival Scriabin

Dal 3 al 5 gennaio 2026 si è tenuto il Festival Scriabin, in collaborazione con tutte le Società Skrjabin presenti nel mondo.
Il simposio, di rilievo internazionale, si è svolto in remoto ed è stato organizzato dal Direttore Artistico Sherry Grant, musicista e pianista australiana. I relatori e i concertisti ospiti provenivano dagli Stati Uniti, Canada, Taiwan, Hong Kong, Nuova Zelanda, Regno Unito, Croazia, Italia, Paesi Bassi.
Fra gli interventi di spicco, segnaliamo quelli di Simon Nicholls (Regno Unito), Dmitry Rachmanov (USA/Russia), Veljko Glodić (Croazia) e Martin Kaptein Germania/Paesi Bassi).
Per l’Italia hanno partecipato Antonella Barbarossa (“La Visione Introspettiva del Poema dell’estasi op 54 di Skrjabin”), Alessandro Bistarelli (“Il Mysterium e le ultime opere per pianoforte di Skrjabin”) e Daniela Roma (“Recital su Skrjabin”).
Oltre a diversi recital pianistici sulla musica di Skrjabin, il Simposio ha analizzato il pensiero artistico, filosofico, e teosofico del musicista, con riflessioni estetiche e spirituali di alto profilo.
Per maggiori informazioni: https://www.scriabinfestival.com/en

112° Congresso Nazionale della Società Teosofica Italiana

Il 112° Congresso Nazionale della Società Teosofica Italiana si terrà, dal 28 al 31 maggio prossimi, presso l’Hotel Casa del Pellegrino di Padova (via M. Cesarotti 21), vicino alla basilica di Sant’Antonio.
Le giornate congressuali, incentrate sul tema “Le forme-pensiero, architetture della coscienza”, saranno ricche di relazioni, approfondimenti e momenti di condivisione.
Durante il Congresso è prevista, per venerdì 29 maggio, l’Assemblea Ordinaria dei Soci della S.T.I.
In allegato il programma di massima.

112° Congresso Nazionale della Società Teosofica Italiana

Foto di Stefano Intintoli su Unsplash

MEDICINA PERSONALIZZATA DI CAMPO CONTINUO

Intervista di Fedele Eugenio Boffoli a Flavio Burgarella.

Flavio Burgarella è cardiologo e fisiatra, con più di trent’anni di esperienza, conosciuto ai più per aver diretto il Centro di Riabilitazione Cardiologica di San Pellegrino Terme. È fondatore di “Heart Friends Around The World” (HFATW) e del “Burgarella Quantum Healing (BQH)” – https://www.centromedicoonline.it/workshop-in-italia/metodica, quest’ultima, atta a integrare l’aspetto della coscienza con quello delle attuali conoscenze scientifiche; a tal fine, ha costituito, con la moglie Claudia, la Fondazione Casina Briga (www.fondazionecasinabriga.org), di cui è presidente; dialoga, inoltre, con i lettori dei propri libri attraverso l’intelligenza artificiale. Venerdì 20 Marzo p.v. sarà presente per una conferenza, su questi temi, presso la Sede della Società Teosofica, a Trieste, in via Toti 3, ore 19 – ingresso libero (tutti invitati).

Il cuore, nell’ambito teosofico, è considerato la sede dell’Atman-Buddhi, cioè il veicolo che collega la vita spirituale a quella terrena, con le sue elaborazioni e sintesi, le risuona?

Sì, questa visione mi risuona profondamente. Nel mio lavoro clinico e di ricerca ho progressivamente maturato una concezione del cuore che non è solo biologica, ma anche informazionale e coscienziale.

Nel modello Burgarella Quantum Healing (BQH)® considero il cuore come un oscillatore di coscienza incarnata. Non è soltanto una pompa emodinamica, ma un organo capace di generare un campo elettromagnetico e, secondo la mia ipotesi, anche onde scalari magnetiche endogene, che fungono da vettori di informazione tra i diversi livelli dell’essere umano. Se utilizziamo il linguaggio teosofico, potremmo dire che il cuore rappresenta effettivamente un punto di interfaccia tra il piano spirituale e quello incarnato. Nel mio modello, questo ponte si realizza attraverso una dinamica che coinvolge: a) il cuore, come generatore di campo e centro di coerenza, b) la ghiandola pineale, come organo ricetrasmittente, c) e la coscienza, che opera una sintesi tra dimensione interiore e realtà fenomenica.

In questo senso, l’idea teosofica dell’Atman-Buddhi come veicolo che connette la dimensione spirituale alla vita concreta trova una sorprendente risonanza con ciò che osserviamo oggi, sia nella fisiologia del cuore sia nelle esperienze di coscienza condivisa che emergono nel lavoro con i pazienti. La differenza, se vogliamo, è che il mio tentativo è quello di costruire un ponte tra esperienza interiore e linguaggio scientifico, affinché queste intuizioni millenarie possano dialogare con la medicina contemporanea. In fondo, potremmo dire che il cuore è il luogo in cui la coscienza diventa relazione: relazione con il corpo, con gli altri e, per chi lo percepisce, con il campo più ampio della vita.

Oltre alla sua funzione spirituale, di collegamento con la Divinità, come anche secondo gli antichi egizi, sembrerebbe che il cuore, con le sue oscillazioni periodiche, abbia il compito di dare impulso e coordinare, a livello elettrico, tutte le funzioni basiche umane…

Sì, questa intuizione degli antichi è sorprendentemente vicina a ciò che oggi stiamo comprendendo attraverso la fisiologia moderna del cuore. Per molto tempo abbiamo considerato il cuore semplicemente come una pompa che spinge il sangue nel corpo. Oggi sappiamo invece che il cuore è anche un potente generatore di segnali elettrici ed elettromagnetici che influenzano l’intero organismo. Il campo elettromagnetico cardiaco è il più intenso prodotto dal corpo umano e si estende ben oltre i confini fisici del torace.

Dal punto di vista fisiologico, il ritmo cardiaco non serve soltanto a pompare il sangue, ma coordina continuamente numerosi sistemi biologici: il sistema nervoso autonomo, la respirazione, l’equilibrio ormonale e persino alcune dinamiche cerebrali. Esiste quindi una vera e propria regia cardiaca della coerenza fisiologica. Questo è uno degli aspetti che mi ha portato a sviluppare il modello Burgarella Quantum Healing (BQH)®, nel quale il cuore è visto come un oscillatore centrale di ordine biologico e informazionale. Le sue oscillazioni non sono solo meccaniche, ma organizzano l’informazione che attraversa il corpo.

 In questo senso le tradizioni antiche – come quella egizia – che attribuivano al cuore una funzione di centro ordinatore della vita non erano affatto lontane dalla realtà. Possedevano un linguaggio simbolico diverso dal nostro, ma avevano colto intuitivamente qualcosa che la scienza sta lentamente iniziando a riconoscere: il cuore non è soltanto un organo della circolazione, ma un centro di integrazione tra corpo, mente e coscienza. Ed è proprio in questa integrazione che, a mio avviso, si apre lo spazio di dialogo tra medicina, filosofia e spiritualità.

Curare il Cuore e la totalità della persona, anche attraverso la risonanza vibrazionale ecc., comporta ripristinare le corrette dinamiche di “ritmo” e “frequenza”, ma non solamente…

Ripristinare il ritmo e la frequenza corretti è certamente un aspetto fondamentale della salute, ma non è l’unico elemento in gioco. Il cuore non è soltanto un metronomo biologico che scandisce il tempo del corpo: è anche un organizzatore di coerenza tra i diversi livelli della persona.

Quando parliamo di guarigione del cuore, dobbiamo considerare almeno tre dimensioni. La prima è fisiologica, e riguarda il ritmo cardiaco, la variabilità della frequenza cardiaca, l’equilibrio del sistema nervoso autonomo e la regolazione dei sistemi ormonali e metabolici. In questa dimensione il cuore coordina e stabilizza molte funzioni vitali. La seconda dimensione è psico-emotiva. Il cuore reagisce in modo estremamente sensibile agli stati interiori: stress, paura, conflitto o, al contrario, fiducia e apertura modificano immediatamente i pattern del ritmo cardiaco. Ritrovare coerenza emotiva significa quindi ristabilire un dialogo armonico tra cuore e cervello.

La terza dimensione, che è quella che nel mio lavoro cerco di esplorare, è coscienziale o informazionale. In questa prospettiva il cuore diventa un punto di interfaccia tra l’esperienza interiore della persona e il campo più ampio della vita. Quando questo livello ritrova ordine, anche il corpo tende spontaneamente a riorganizzarsi. Per questo motivo, nel modello Burgarella Quantum Healing (BQH)® la guarigione non è vista solo come una correzione del ritmo biologico, ma come un processo di riallineamento della persona nella sua totalità: corpo, emozioni, mente e coscienza. In fondo potremmo dire che curare il cuore significa aiutare la persona a ritrovare la propria armonia di fondo, quel ritmo interiore che rende possibile la salute e, allo stesso tempo, una più profonda relazione con la vita.

La più giovane cultura razionalista del “cervello” ha “penalizzato” l’arcaica visione del Cuore, che induce e armonizza, nell’unità psico-fisica umana, i due impulsi binari di “sistole” e “diastole”, concorda?

In parte sì, concordo. La cultura moderna ha certamente sviluppato una visione molto centrata sul cervello, soprattutto a partire dall’Illuminismo e dallo sviluppo delle neuroscienze. Questo approccio ha prodotto straordinari progressi scientifici, ma ha anche contribuito, almeno in parte, a mettere in secondo piano una visione più antica e integrata dell’essere umano, nella quale il cuore occupava un ruolo centrale. Se guardiamo alla fisiologia, il cuore è un organo profondamente ritmico. La sua dinamica fondamentale – sistole e diastole – rappresenta una polarità complementare: contrazione ed espansione, impulso e accoglienza, movimento e pausa.

Questo ritmo binario non riguarda soltanto la circolazione del sangue, ma è intimamente connesso con l’equilibrio del sistema nervoso autonomo e con numerosi processi di regolazione dell’organismo. In questo senso il cuore contribuisce realmente ad armonizzare l’unità psico-fisica della persona. Il ritmo cardiaco dialoga continuamente con il cervello, con la respirazione, con il sistema endocrino e con gli stati emotivi. Oggi la ricerca sulla variabilità della frequenza cardiaca mostra chiaramente quanto il cuore sia coinvolto nei processi di regolazione e di coerenza dell’intero organismo. Nel modello Burgarella Quantum Healing (BQH)® parto proprio da questa osservazione: il cuore può essere considerato un centro di integrazione, dove le dinamiche biologiche, emotive e coscienziali trovano un punto di coordinamento. Per questo non credo che la questione sia contrapporre cuore e cervello.

Piuttosto si tratta di riconoscere la loro complementarità. Il cervello elabora e interpreta, mentre il cuore contribuisce a stabilire il ritmo fondamentale dell’organismo e la coerenza dell’esperienza umana. In altre parole, potremmo dire che il cervello pensa il mondo, ma il cuore ne stabilisce l’armonia.

È stato facile portare avanti questa sua visione “cardiocentrica”, ampliarla e contestualizzala nel presente, a partire da arcaiche conoscenze?

No, non è stato particolarmente facile. Ogni volta che si propone un cambio di prospettiva all’interno della medicina e della scienza si incontrano inevitabilmente delle resistenze. La medicina moderna si è sviluppata con un forte orientamento analitico e specializzato, che ha portato enormi progressi, ma che a volte rende più difficile accogliere visioni più integrate dell’essere umano. Il mio lavoro non nasce però dal desiderio di contrappormi alla scienza contemporanea. Al contrario, nasce proprio dalla pratica clinica e dall’osservazione di quanto il cuore sia coinvolto in molte dimensioni della salute che vanno oltre la semplice funzione di pompa circolatoria.

Le tradizioni antiche – dagli egizi alla filosofia greca fino ad alcune correnti spirituali orientali – avevano già attribuito al cuore un ruolo centrale nell’equilibrio dell’essere umano. Il mio tentativo è stato quello di rileggere queste intuizioni alla luce delle conoscenze attuali, integrando fisiologia cardiaca, neuroscienze, esperienza clinica e studio della coscienza. In questo senso il modello Burgarella Quantum Healing (BQH)® non vuole essere un ritorno nostalgico al passato, ma piuttosto un ponte tra antica sapienza e ricerca contemporanea. Molte conoscenze del passato erano espresse in forma simbolica o filosofica; oggi abbiamo l’opportunità di dialogare con esse utilizzando anche il linguaggio della biologia, della fisica e della medicina.

Credo che la vera sfida del nostro tempo sia proprio questa: non scegliere tra tradizione e scienza, ma creare un terreno di incontro dove l’esperienza millenaria dell’umanità possa dialogare con la conoscenza scientifica moderna. Ed è in questo spazio di dialogo che, a mio avviso, il cuore torna a rivelarsi come uno dei grandi simboli – e forse anche uno dei grandi centri biologici – dell’unità dell’essere umano.

Quali i suoi ulteriori programmi?

I miei programmi futuri si muovono sempre più nella direzione di approfondire il rapporto tra cuore, coscienza e universo. Negli ultimi anni, attraverso la pratica clinica, i videoconsulti e i corsi del modello Burgarella Quantum Healing (BQH)®, è emersa con grande chiarezza una dimensione esperienziale condivisa: quando l’attenzione cosciente viene portata sul cuore, le persone riferiscono frequentemente stati di risonanza e di percezione sincronica tra loro. Da queste osservazioni è nata una ipotesi teorica che ho recentemente formulato e che ho chiamato “Rete Cardiocoscienziale”. L’idea è che il cuore umano possa essere considerato non soltanto un organo biologico, ma anche un oscillatore di coscienza, capace di entrare in risonanza con altri cuori quando la consapevolezza si orienta in modo coerente verso di esso. In questa prospettiva ogni cuore potrebbe rappresentare un nodo di una rete frattale di coscienza, una trama relazionale che collega gli esseri umani tra loro e, su scala più ampia, con le dinamiche profonde dell’universo.

Il ritmo cardiaco stesso – sistole e diastole, contrazione ed espansione – sembra riflettere una dinamica ricorsiva che ritroviamo in molti sistemi naturali e cosmologici, dove strutture simili emergono a scale diverse secondo un principio frattale di organizzazione.

Per questo motivo la mia ricerca si orienterà sempre di più verso lo studio di questa nuova visione cardiocentrica: una prospettiva nella quale il cuore non è soltanto un organo della fisiologia, ma diventa un punto di incontro tra biologia, coscienza e struttura dell’universo. Il lavoro della Fondazione Casina Briga per la Ricerca nelle Scienze della Coscienza sarà proprio quello di continuare a esplorare questi fenomeni, cercando di creare un dialogo sempre più aperto tra esperienza umana, medicina, filosofia e ricerca scientifica. In fondo, credo che la grande sfida del nostro tempo sia comprendere che il cuore non è soltanto ciò che ci mantiene in vita, ma forse anche ciò che ci mette in relazione con la vita stessa. Il cuore non è solo un organo che batte nel corpo: è un punto di risonanza tra la coscienza umana e l’universo.

Potrebbe essere il punto frattale in cui l’universo prende coscienza di sé nell’essere umano. 

Nella fotografia, fonte Web: Flavio Burgarella.

Pagine dalla letteratura teosofica

Pagine dalla letteratura teosofica

uomo visibile invisibile leadbeater

“L’uomo visibile e l’uomo invisibile” di C.W. Leadbeater, pp. 119-120 (Edizioni Teosofiche Italiane, Vicenza, 2008). Pubblicato sulla Rivista Italiana di Teosofia di marzo-aprile 2023.
“La radiazione della forza vitale produce un effetto sorprendente sull’aspetto di ciò che possiamo chiamare la parte puramente fisica dell’aura umana. È ben risaputo che piccole particelle di materia fisica densa vengono costantemente espulse dal corpo umano con un’insensibile traspirazione o in altri modi: e anche queste particelle sono visibili all’occhio del chiaroveggente come una debole nebbia grigiastra. Queste particelle sono in molti casi dei cristalli e perciò appaiono in certe forme geometriche come per esempio, più di frequente, i cubetti di cloruro di sodio o sale comune. Questa parte puramente fisica che circonda l’uomo è talvolta chiamata aura della salute per il fatto che la sua condizione viene assai influenzata dalla salute del corpo che la emana. Essa appare d’una tinta bianca-azzurrina pallida, quasi incolore e sembra striata. O forse si può dire che consiste, o è composta, di un’infinità di linee diritte raggianti in tutte le direzioni, uscenti dai pori del corpo. Questa per lo meno è la condizione normale di dette linee quando il corpo si trova in perfetta salute; esse sono separate, ordinatamente vicine e parallele quanto lo permette la radiazione. Ma, nel caso di una malattia, avviene un cambiamento immediato: le linee vicine alla parte malata diventano irregolari, rivolte in tutte le direzioni nel modo più disordinato, e si piegano come stami di fiori appassiti.
Interessante è la ragione di questo strano aspetto. Troviamo che la rigidità e il parallelismo delle linee di quest’aura della salute sono causate dalla costante radiazione di forza vitale dal corpo sano e, non appena cessa questa radiazione, le linee risultano nella confusa condizione sopra descritta. Quando il paziente guarisce, la radiazione di questa forma magnetica di energia vitale ritorna gradatamente normale e le linee dell’aura della salute si dispongono di nuovo in ordine. Finché le linee sono ferme e diritte e la forza si irradia costantemente, il corpo sembra essere quasi interamente protetto da ogni attacco di nefaste influenze fisiche, come dai germi di malattie che vengono allontanati dalla spinta d’uscita della forza-vitale. Invece quando, per una causa qualsiasi, sia per debolezza, per ferite o per lesioni, per esaurimento o per estrema depressione morale o per eccessi, è necessaria una grande quantità di vitalità per compensare il danno o lo spreco e si verifica di conseguenza una seria diminuzione della quantità irradiata di forza vitale, questo sistema di difesa diviene pericolosamente debole e riesce relativamente facile ai germi mortali di entrarvi.
Si può inoltre affermare che è possibile con uno sforzo di volontà arrestare questa radiazione di vitalità all’estremità esterna delle sue linee e quindi forgiarle in una specie di muro o di guscio che risulterà assolutamente inaccessibile a questi germi e, che con un ulteriore sforzo, può risultare impervio anche ad ogni genere di influenza astrale o elementale, finché tale sforzo di volontà viene mantenuto.”.

Link al libro: https://www.eti-edizioni.it/conoscenza/708-luomo-visibile-e-luomo-invisibile.html

Testi per l’intuizione [LXXVI]

Testi per l’intuizione [LXXVI]

La Rivista “L’Età dell’Acquario

Ci sono brani di poesie, di libri, di memoriali atti a suscitare l’intuizione del lettore. Il loro significato va oltre le parole e le immagini evocate. È così per questo brano tratto dalla rivista “L’Età dell’Acquario” n. 26 (luglio-agosto 1983) e intitolato “Artemide ed Endimione” pp. 38-39:
“Gianbattista Vico (il filosofo e pensatore nato a Napoli il 23 giugno 1668 e ivi morto il 23 gennaio 1744) fu il primo a cercare di spiegare la ragione dei miti. Qui proponiamo un esercizio di psicotematica, ricordando che i miti rivestono con le parole il simbolo di energie spirituali. L’illustrazione riguarda il mito di Artemide ed Endimione, quadro di Sebastiano Ricci che si trova nel Department of Environment, Chiswick House, Londra.
Endimione, figlio di Giove e di Càlice, fu un bellissimo pastore della Caria. Giove, avendolo sorpreso in amoroso abbandono con Giunone, l’avrebbe condannato a un sonno perpetuo in una grotta nel monte Latmo.
Secondo un’altra versione del mito: sarebbe stato Endimione a pregare Giove di farlo dormire in eterno per non essere soggetto all’odiata vecchiaia.
Artemide (la dea Diana dei Romani) innamoratasi di lui, tutte le notti andava a visitarlo nella sua forma lunare e a baciarlo con la sua pallida luce. Artemide, la dea delle arti magiche, della castità e della fedeltà coniugale, figlia di Giove e di Latona, simbolizza la luce lunare, come il fratello gemello Apollo, quella solare.
Era conosciuta e adorata dagli antichi Greci sotto tre differenti rapporti: come divinità celeste, terrestre e infernale. Come divinità celeste era la Luna che, con le sue fasi, esercitava un benefico influsso sulla natura.
È sotto questo aspetto che Artemide ama Endimione. Secondo i pettegolezzi di allora questo amore non fu così casto come si potrebbe pretendere dalla dea della castità, perché pare che dalla loro unione siano nate cinquanta figlie e un maschio, Etolo. Per salvare il buon nome della dea fu poi creato un mito che dava Asterodia come madre di Etolo.
Come divinità terrestre, Artemide era la dea della Caccia, regina dei boschi e delle selve, a cui ubbidivano le sessanta ninfe, figlie dell’Oceano. Come divinità infernale, Artemide prendeva il nome di Ecate o Proserpina, a cui si attribuivano tre teste (le sue tre fasi lunari). Il nome Ecate deriva da ècaton (=cento) che si riferisce alle cento vittime che le erano sacrificate nell’antichità, ed ai cento anni durante i quali dovevano errare, sulle rive dello Stige, le anime dei morti che non avevamo avuto sepoltura.
Il tempio che fu consacrato alla dea Artemide a Delfo, fu considerato nell’antichità come il più splendido del mondo. Divenuta divinità latina, sotto il nome di Diana, essa fu assunta, insieme al fratello Apollo, a protettrice di Roma. Veniva festeggiata agli Idi di agosto, considerato giorno festivo per gli schiavi.
Per gli alchimisti Artemide-Diana è la materia al bianco, colore che appartiene all’Opera prima del rosso, chiamato Apollo. Quando gli alchimisti le danno il nome di Luna intendono riferirsi alla loro acqua mercuriale.
Il corpo umano è formato da quattro elementi, o da cinque, secondo come si considera la natura, ed è energia duale (positivo-negativo / Sole-Luna / buono-cattivo, ecc.) che lo spinge a vivere, a inconsciamente chiedere energia alla Realtà Spirituale (che è il Tutto o Antimateria)”.

Articolo tratto dal numero di settembre-ottobre 2023 della Rivista Italiana di Teosofia.

Edizione 2026 del Seminario di Ascona

Edizione 2026 del Seminario di Ascona

Ascona 2025

La Società Teosofica Italiana e quella Svizzera continuano la loro collaborazione anche in occasione dell’edizione 2026 del tradizionale Seminario Teosofico di Ascona, dedicato quest’anno al tema:“Taimni e la via per l’illuminazione”.
Il Seminario, in presenza, sarà ospitato nel bel contesto dell’Hotel Ascona, nella ridente omonima località del Canton Ticino (Svizzera), alle pendici del Monte Verità, che fra fine Ottocento e inizio Novecento ospitò una delle più significative esperienze culturali e umane nel segno dell’Utopia e della costruzione di un mondo migliore.
Il Seminario si svolgerà dal pomeriggio di venerdì 20 marzo a domenica 22 (con conclusione per le ore 12:00). Sono previste relazioni specifiche, approfondimenti e una sessione di domande e risposte.
In allegato il programma e la scheda d’iscrizione.

Seminario di Ascona 2026 – scheda prenotazione

Seminario di Ascona 2026 – programma

Foto di Azzedine Rouichi su Unsplash

17 FEBBRAIO – ADYAR DAY

Adyar Day 2026

Il 17 febbraio si festeggia, nell’ambito della Società Teosofica, l’Adyar Day.
Adyar è il quartiere di Chennai (India) dove si trova il Quartier Generale internazionale della S.T.
L’Adyar Day fu istituito nel 1922 affinché, il 17 febbraio di ogni anno, i soci e i simpatizzanti della S.T. possano collegarsi idealmente con quello che non è solo il centro amministrativo dell’azione della S.T. nel mondo, ma anche il simbolo stesso dell’ideale della fratellanza universale senza distinzioni e della spiritualità teosofica.
La data del 17 febbraio è stata scelta perché vi ricorre il passaggio oltre il velo della materia, avvenuto nel 1907, del Colonnello Henry Steel Olcott, primo Presidente della S.T. e, inoltre, la commemorazione dell’arrivo in India (a Bombay) di H.P. Blavatsky e di H.S. Olcott nel 1879.
La celebrazione della ricorrenza vuole essere altresì un momento di gratitudine verso tutti coloro che hanno portato avanti nel tempo gli scopi della S.T. nel suo servizio a favore dell’umanità.
Forse per non singolare coincidenza il 17 febbraio è anche il giorno della morte del grande filosofo Giordano Bruno (1600), quello di nascita dell’illustre teosofo Charles Webster Leadbeater (1847) e quello della scomparsa di Jiddu Krishnamurti (1986).

INTERVISTA DI FEDELE EUGENIO BOFFOLI A MARINA RIGUTTI

INTERVISTA DI FEDELE EUGENIO BOFFOLI A MARINA RIGUTTI

Marina Rigutti https://www.connessere.it/, vive e lavora a Trieste, costellatrice famigliare, counselor sistemico e transpersonale, arteterapista olistica e art counseling, operatore cranio-sacrale, diplomata in massaggio sonoro e armonico con le campane tibetane, ecc. ecc.; una vita dedicata ad accompagnare il prossimo, per ritrovare il giusto orientamento nella vita. Sarà presente, per un incontro pubblico a ingresso libero, venerdì 6 Febbraio, alle ore 19, presso la Sede della Società Teosofica di Trieste, in via Toti 3, ce ne parla?

Certamente. L’incontro presso la Società Teosofica di Trieste nasce da un desiderio profondo: creare un ponte tra la saggezza antica e le necessità dell’uomo moderno. Spesso viviamo come se fossimo “sconnessi” dal nostro centro, perdendo l’orientamento tra i mille bivi della vita. Venerdì esploreremo proprio questo: come le radici del nostro passato familiare possano trasformarsi da pesi che ci rallentano a ali che ci permettono di volare. Sarà un momento di condivisione profonda, perché credo che la consapevolezza debba essere un bene accessibile a tutti.

La sua esperienza lavorativa inizia come organizzatrice di Tour operator, per ritrovarsi successivamente come accompagnatrice di veri e propri viaggi dell’anima, per riscoprire e risolvere legami e “nodi” ancestrali, al fine di risolverli, con chi ci ha preceduto, nell’ambito famigliare, ma non solamente, dico bene?

Dice benissimo. In fondo, il mio lavoro non è cambiato poi molto: aiuto sempre le persone a “tornare a casa”. Prima lo facevo attraverso i confini geografici, oggi attraverso quelli dell’anima. I “nodi ancestrali” di cui parla sono quei fili invisibili che ci legano ai destini di chi ci ha preceduto. Quando risolviamo un irretimento familiare, non stiamo solo meglio noi, ma portiamo pace all’intero sistema. È un viaggio che non richiede passaporto, ma coraggio e umiltà per guardare oltre l’apparenza.

Le costellazioni famigliari di Bert Hellinger, del ‘900, sono un mix di psicoterapia sistemica e di questioni fenomenologiche e antropologiche, è così?

È una sintesi perfetta. Hellinger ha avuto il genio di unire il rigore della terapia sistemica alla libertà della fenomenologia, ovvero la capacità di osservare “ciò che è” senza giudizio. Ma c’è di più: c’è una dimensione spirituale laica. Le Costellazioni non analizzano solo il problema, lo mettono in scena, permettendoci di vedere con gli occhi ciò che l’anima sa già. È un metodo che ci insegna a rispettare gli “Ordini dell’Amore”, le leggi naturali che governano le relazioni umane.

Elena Petrovna Blavatsky (cofondatrice della Società Teosofica, a fine ‘800,) raccontava di piani invisibili di ripartizione del mondo, cosiddetti “sottili” e di una loro memoria universale, un qualcosa di analogo dunque al “campo morfogenetico” delle costellazioni?

C’è una risonanza straordinaria. Quella che la Blavatsky definiva “Akasha” — la memoria invisibile dell’universo — è ciò che la scienza moderna, tramite Rupert Sheldrake, chiama “Campo Morfogenetico”. È un archivio vibrazionale dove nulla va perduto. Nelle Costellazioni noi “entriamo” in questo campo: i rappresentanti avvertono sensazioni che appartengono ad antenati mai conosciuti proprio perché attingono a questa rete di informazioni. La Teosofia ha fornito la mappa teorica, le Costellazioni forniscono lo strumento pratico per navigarla.

Anche secondo la Teosofia il Karma (legge di retribuzione o di causa ed effetto), personale e collettivo, generato da azioni passate, influisce, nel presente, sulle nostre vite, al fine di perfezionarle; possiamo considerarlo quindi un tema costellativo per eccellenza?

Assolutamente sì. Il Karma non è una punizione, ma una legge di equilibrio e di evoluzione. Nelle Costellazioni, quello che chiamiamo “irretimento” è la manifestazione pratica del Karma famigliare. Se un torto non è stato riparato o una persona è stata esclusa, il sistema cerca di riequilibrarsi attraverso un discendente. Lavorare costellativamente significa agire su quel Karma: riconoscere il debito, onorarlo e finalmente scioglierlo. È l’atto estremo di compassione che permette all’anima di progredire nel suo percorso di perfezionamento.

Le costellazioni sono un’arte a tutti gli effetti, vale a dire che ogni loro attivazione sarà unica e sempre diversa da ogni sua precedente, nulla sarà mai scontato e il ruolo del costellatore sarà di interpretare il campo morfogenetico, nel migliore dei modi, per accompagnare il partecipante all’integrazione e alla risoluzione delle sue problematiche, concorda?

Concordo pienamente. Non esistono protocolli fissi perché ogni anima è un universo a sé. Il costellatore è come un direttore d’orchestra che non legge uno spartito scritto, ma ascolta il suono del momento. Il mio ruolo è di pura presenza: devo essere uno specchio terso affinché il “campo” possa mostrare la verità. In questo, le mie competenze come arteterapista e operatore sonoro si fondono: si tratta di accordare uno strumento (la persona) affinché torni a suonare in armonia con la vita. L’obiettivo finale è sempre l’integrazione: riportare a casa i pezzi di noi che avevamo perduto.

Quali i suoi prossimi impegni?

Il mio obiettivo costante è offrire spazi di “manutenzione dell’anima”, sia attraverso questi viaggi trasformativi che tramite seminari di gruppo e sessioni individuali nel mio studio. Credo profondamente nel potere della bellezza, del silenzio e del suono come strumenti di guarigione immediata per aiutare chiunque lo desideri a ritrovare la propria bussola interiore. Chi volesse restare aggiornato può seguirmi sui miei canali social; la porta del mio studio, come quella del mio cuore, è sempre aperta a chi cerca il proprio orientamento e desidera tornare a camminare con passo leggero verso il futuro.  

In fotografia: Marina Rigutti