Il 17 febbraio si festeggia, nell’ambito della Società Teosofica, l’Adyar Day. Adyar è il quartiere di Chennai (India) dove si trova il Quartier Generale internazionale della S.T. L’Adyar Day fu istituito nel 1922 affinché, il 17 febbraio di ogni anno, i soci e i simpatizzanti della S.T. possano collegarsi idealmente con quello che non è solo il centro amministrativo dell’azione della S.T. nel mondo, ma anche il simbolo stesso dell’ideale della fratellanza universale senza distinzioni e della spiritualità teosofica. La data del 17 febbraio è stata scelta perché vi ricorre il passaggio oltre il velo della materia, avvenuto nel 1907, del Colonnello Henry Steel Olcott, primo Presidente della S.T. e, inoltre, la commemorazione dell’arrivo in India (a Bombay) di H.P. Blavatsky e di H.S. Olcott nel 1879. La celebrazione della ricorrenza vuole essere altresì un momento di gratitudine verso tutti coloro che hanno portato avanti nel tempo gli scopi della S.T. nel suo servizio a favore dell’umanità. Forse per non singolare coincidenza il 17 febbraio è anche il giorno della morte del grande filosofo Giordano Bruno (1600), quello di nascita dell’illustre teosofo Charles Webster Leadbeater (1847) e quello della scomparsa di Jiddu Krishnamurti (1986).
INTERVISTA DI FEDELE EUGENIO BOFFOLI A MARINA RIGUTTI
Marina Rigutti https://www.connessere.it/, vive e lavora a Trieste, costellatrice famigliare, counselor sistemico e transpersonale, arteterapista olistica e art counseling, operatore cranio-sacrale, diplomata in massaggio sonoro e armonico con le campane tibetane, ecc. ecc.; una vita dedicata ad accompagnare il prossimo, per ritrovare il giusto orientamento nella vita. Sarà presente, per un incontro pubblico a ingresso libero, venerdì 6 Febbraio, alle ore 19, presso la Sede della Società Teosofica di Trieste, in via Toti 3, ce ne parla?
Certamente. L’incontro presso la Società Teosofica di Trieste nasce da un desiderio profondo: creare un ponte tra la saggezza antica e le necessità dell’uomo moderno. Spesso viviamo come se fossimo “sconnessi” dal nostro centro, perdendo l’orientamento tra i mille bivi della vita. Venerdì esploreremo proprio questo: come le radici del nostro passato familiare possano trasformarsi da pesi che ci rallentano a ali che ci permettono di volare. Sarà un momento di condivisione profonda, perché credo che la consapevolezza debba essere un bene accessibile a tutti.
La sua esperienza lavorativa inizia come organizzatrice di Tour operator, per ritrovarsi successivamente come accompagnatrice di veri e propri viaggi dell’anima, per riscoprire e risolvere legami e “nodi” ancestrali, al fine di risolverli, con chi ci ha preceduto, nell’ambito famigliare, ma non solamente, dico bene?
Dice benissimo. In fondo, il mio lavoro non è cambiato poi molto: aiuto sempre le persone a “tornare a casa”. Prima lo facevo attraverso i confini geografici, oggi attraverso quelli dell’anima. I “nodi ancestrali” di cui parla sono quei fili invisibili che ci legano ai destini di chi ci ha preceduto. Quando risolviamo un irretimento familiare, non stiamo solo meglio noi, ma portiamo pace all’intero sistema. È un viaggio che non richiede passaporto, ma coraggio e umiltà per guardare oltre l’apparenza.
Le costellazioni famigliari di Bert Hellinger, del ‘900, sono un mix di psicoterapia sistemica e di questioni fenomenologiche e antropologiche, è così?
È una sintesi perfetta. Hellinger ha avuto il genio di unire il rigore della terapia sistemica alla libertà della fenomenologia, ovvero la capacità di osservare “ciò che è” senza giudizio. Ma c’è di più: c’è una dimensione spirituale laica. Le Costellazioni non analizzano solo il problema, lo mettono in scena, permettendoci di vedere con gli occhi ciò che l’anima sa già. È un metodo che ci insegna a rispettare gli “Ordini dell’Amore”, le leggi naturali che governano le relazioni umane.
Elena Petrovna Blavatsky (cofondatrice della Società Teosofica, a fine ‘800,) raccontava di piani invisibili di ripartizione del mondo, cosiddetti “sottili” e di una loro memoria universale, un qualcosa di analogo dunque al “campo morfogenetico” delle costellazioni?
C’è una risonanza straordinaria. Quella che la Blavatsky definiva “Akasha” — la memoria invisibile dell’universo — è ciò che la scienza moderna, tramite Rupert Sheldrake, chiama “Campo Morfogenetico”. È un archivio vibrazionale dove nulla va perduto. Nelle Costellazioni noi “entriamo” in questo campo: i rappresentanti avvertono sensazioni che appartengono ad antenati mai conosciuti proprio perché attingono a questa rete di informazioni. La Teosofia ha fornito la mappa teorica, le Costellazioni forniscono lo strumento pratico per navigarla.
Anche secondo la Teosofia il Karma (legge di retribuzione o di causa ed effetto), personale e collettivo, generato da azioni passate, influisce, nel presente, sulle nostre vite, al fine di perfezionarle; possiamo considerarlo quindi un tema costellativo per eccellenza?
Assolutamente sì. Il Karma non è una punizione, ma una legge di equilibrio e di evoluzione. Nelle Costellazioni, quello che chiamiamo “irretimento” è la manifestazione pratica del Karma famigliare. Se un torto non è stato riparato o una persona è stata esclusa, il sistema cerca di riequilibrarsi attraverso un discendente. Lavorare costellativamente significa agire su quel Karma: riconoscere il debito, onorarlo e finalmente scioglierlo. È l’atto estremo di compassione che permette all’anima di progredire nel suo percorso di perfezionamento.
Le costellazioni sono un’arte a tutti gli effetti, vale a dire che ogni loro attivazione sarà unica e sempre diversa da ogni sua precedente, nulla sarà mai scontato e il ruolo del costellatore sarà di interpretare il campo morfogenetico, nel migliore dei modi, per accompagnare il partecipante all’integrazione e alla risoluzione delle sue problematiche, concorda?
Concordo pienamente. Non esistono protocolli fissi perché ogni anima è un universo a sé. Il costellatore è come un direttore d’orchestra che non legge uno spartito scritto, ma ascolta il suono del momento. Il mio ruolo è di pura presenza: devo essere uno specchio terso affinché il “campo” possa mostrare la verità. In questo, le mie competenze come arteterapista e operatore sonoro si fondono: si tratta di accordare uno strumento (la persona) affinché torni a suonare in armonia con la vita. L’obiettivo finale è sempre l’integrazione: riportare a casa i pezzi di noi che avevamo perduto.
Quali i suoi prossimi impegni?
Il mio obiettivo costante è offrire spazi di “manutenzione dell’anima”, sia attraverso questi viaggi trasformativi che tramite seminari di gruppo e sessioni individuali nel mio studio. Credo profondamente nel potere della bellezza, del silenzio e del suono come strumenti di guarigione immediata per aiutare chiunque lo desideri a ritrovare la propria bussola interiore. Chi volesse restare aggiornato può seguirmi sui miei canali social; la porta del mio studio, come quella del mio cuore, è sempre aperta a chi cerca il proprio orientamento e desidera tornare a camminare con passo leggero verso il futuro.
La Società Teosofica Italiana organizza, da marzo a giugno 2026, la tredicesima edizione del Corso di introduzione alla Teosofia e alla conoscenza della Società Teosofica. L’iniziativa è aperta a coloro che desiderano approfondire le proprie conoscenze sul tema, compresi i simpatizzanti e i soci da poco iscritti. Il Corso ha l’obiettivo di fornire a tutti coloro che si avvicinano alla Teosofia e alla Società Teosofica un panorama completo delle informazioni di base. È articolata in sette lezioni, di cui due (la prima e l’ultima) online sulla piattaforma Zoom e cinque a distanza, con lezioni videoregistrate. Sono anche previsti due incontri con i relatori, sempre utilizzando Zoom, e uno finale di condivisione e valutazione del corso. L’avvio della tredicesima edizione è fissato per domenica 8 marzo, ore 10:00-12:00. Per informazioni sul programma completo, le modalità organizzative e l’iscrizione inviare una e-mail a: sti@teosofica.org oppure telefonare al numero: 0444 962921.
Grazie a un intenso lavoro, ricco di entusiasmo e di creatività, Giuseppina Cerruti ha dato alle stampe il volume: “Vivere per essere e non per avere – un sogno chiamato Villaggio Verde”. Il testo gode del patrocinio del Comune di Cavallirio (NO), della Fondazione Bernardino del Boca e della Società Teosofica Italiana APS. Nella prefazione Enrico Sempi, Presidente della Fondazione, scrive: “L’ideatrice e la curatrice di questo prezioso lavoro ha pensato bene di chiedere un contributo alle persone che hanno frequentato, più o meno a lungo, il Villaggio Verde e il prof. Bernardino del Boca per ricostruire, tramite i loro racconti, una realtà estremamente complessa e poliedrica come l’esperimento del Villaggio Verde”. Questa Comunità Acquariana, ispirata e promossa negli Anni Ottanta del Novecento dal teosofo Bernardino del Boca con l’obiettivo di dare vita a una realtà basata sul “vivere per essere e non per avere”, è stata una sperimentazione spirituale davvero di frontiera. Scrive Giuseppina Cerutti nella premessa: “Grazie al prezioso contributo di molte persone […] ho voluto documentare – seppur in modo non esaustivo – i numerosi eventi che hanno animato il Villaggio Verde e soprattutto lo spirito utopistico che ha fortemente caratterizzato questa esperienza […] Desidero esprimere la bellezza e il valore di questa realtà, permettendo anche a chi non l’ha conosciuta di comprenderne l’importanza e di cogliere come tutto ebbe inizio”. Le oltre quaranta testimonianze raccolte e il ricchissimo corredo fotografico rendono questo volume prezioso e davvero in grado di mettere il lettore nelle condizioni di meglio comprendere la storia del Villaggio Verde e l’ispirazione spirituale che ha animato l’opera di Bernardino del Boca, nel segno del Bello e del Buono.
La Società Teosofica Italiana e quella Svizzera continuano la loro collaborazione anche in occasione dell’edizione 2026 del tradizionale Seminario Teosofico di Ascona, dedicato quest’anno al tema:“Taimni e la via per l’illuminazione”. Il Seminario, in presenza, sarà ospitato nel bel contesto dell’Hotel Ascona, nella ridente omonima località del Canton Ticino (Svizzera), alle pendici del Monte Verità, che fra fine Ottocento e inizio Novecento ospitò una delle più significative esperienze culturali e umane nel segno dell’Utopia e della costruzione di un mondo migliore. Il Seminario si svolgerà dal pomeriggio di venerdì 20 marzo a domenica 22 (con conclusione per le ore 12:00). Sono previste relazioni specifiche, approfondimenti e una sessione di domande e risposte. In allegato le informazioni di dettaglio e la scheda d’iscrizione.
È uscito il numero di gennaio-febbraio 2026 della Rivista Italiana di Teosofia. Nell’editoriale la direttrice responsabile, Patrizia Moschin Calvi, porta il titolo di “Per un anno di felicità” e sviluppa una riflessione sul concetto di felicità come dimensione trascendente che va oltre il mero possesso materiale. Essere felici significa offrire la versione migliore di sé, generando un circolo virtuoso di positività e speranza che aiuta gli altri a “fiorire”. La chiave risiede nel vivere consapevolmente il presente, armonizzandosi con la coscienza cosmica e dedicandosi al bene di chi ci sta accanto, come suggerito dalla saggezza di Tolstoj, che ci ricorda che: “c’è un unico momento importante: questo. Il presente è il solo momento di cui siamo padroni”. Il testo ricorda inoltre l’importanza dell’Adyar Day (17 febbraio), momento di gratitudine verso il luogo simbolo della Società Teosofica (dove ancor oggi ha sede il suo Quartier Generale) e verso i predecessori che hanno servito l’evoluzione spirituale. L’autrice conclude auspicando un impegno collettivo verso la Fratellanza universale, affinché ogni passo del nuovo anno sia guidato dalla pace e dalla gioia, indipendentemente dalle sfide che la vita presenterà. La Rivista contiene, fra gli altri, gli articoli “Bernardino del Boca e gli inganni della mente”, di Enrico Sempi, e “Come dentro così fuori: cambiare se stessi cambiare il mondo”, di Pier Giorgio Parola. Nel primo l’autore, ispirato al pensiero di Bernardino del Boca, esplora il tema della libertà individuale, denunciando come la nostra percezione di essere liberi sia in realtà un’illusione. Del Boca affermava che “noi non pensiamo, ma siamo pensati”: la nostra mente è infatti condizionata da innumerevoli filtri (educazione, religione, cultura, media) che creano una “pazza mente”, deformando la realtà oggettiva. Secondo Sempi, l’essere umano è un’entità in costante mutamento biologico e spirituale, sebbene rimanga spesso incatenato a schemi mentali statici. Un ostacolo fondamentale alla libertà è la frammentazione interiore: possediamo tre “cervelli” (motorio, emotivo e mentale) che raramente agiscono in armonia, portandoci a reagire a stimoli esterni invece di scegliere consapevolmente. Per uscire da questo inganno, l’autore suggerisce la pratica dell’osservazione di sé e di dare la massima attenzione al momento presente. La vera libertà si ottiene solo fuggendo dalla “malattia del domani” e compiendo la scelta consapevole di cambiare qui ed ora, liberandosi dalle stratificazioni dell’io per vivere autenticamente nel presente. Nel secondo articolo Pier Giorgio Parola esplora l’assioma ermetico “Come sopra così sotto, come dentro così fuori”, interpretandolo come chiave per comprendere l’unità fondamentale del Cosmo. Secondo la visione teosofica, l’Universo è un organismo vivente e cosciente in cui ogni atomo riflette, su scale diverse, il progetto del Tutto. Non esiste separazione reale: ogni entità è un riflesso in miniatura del Macrocosmo, e i diversi piani di esistenza, pur invisibili tra loro, si influenzano vicendevolmente in un sistema compatto e armonico retto dalla legge di analogia. Il testo sottolinea che la vera conoscenza (Bodhi) nasce dalla scoperta del proprio Sé essenziale, che è identico all’Anima Universale. Questa consapevolezza non è un mero esercizio intellettuale, ma deve tradursi in responsabilità morale e azioni disinteressate. Il cambiamento interiore (“dentro”) è l’unico modo per influenzare positivamente il mondo (“fuori”). L’autore richiama il concetto di Karma Yoga, evidenziando che il valore di un individuo non dipende da poteri straordinari, ma dalla dedizione quotidiana e dalla compassione. In sintesi, l’uomo è chiamato a riconoscersi come parte inscindibile dell’Assoluto, superando l’egoismo per agire in armonia con il piano evolutivo cosmico. Solo attraverso la fusione di sapienza (Prajna) e compassione (Karuna) si può rigenerare l’umanità, operando consapevolmente nel “qui e ora” per il bene comune, come indicato dalle tre proposizioni fondamentali de La Dottrina Segreta di H.P. Blavatsky.
Il sessantaseiesimo appuntamento del ciclo “I mercoledì con la Società Teosofica” è fissato per il 21 gennaio 2026, con inizio, come di consueto, alle ore 21.00. Si tratterà di una serata-evento, durante la quale sarà possibile vedere in esclusiva il film documentario “Lungo le vie del cuore. La Società Teosofica – La storia italiana”, diretto da Maria Erica Pacileo e Fernando Maraghini e prodotto da FEZ FILM di Arezzo, in collaborazione con la Società Teosofica Italiana APS. Il film, presentato in anteprima a giugno a Ferrara, in occasione del 111° Congresso Nazionale della Società Teosofica Italiana, ripercorre non solo le vicende storiche della S.T.I. ma ne mette in luce i valori e le azioni, ispirate ai suoi tre Scopi che, in un momento storico come quello attuale, possono fare la differenza: 1. Formare un nucleo della fratellanza universale senza distinzioni di razza, religione, sesso, casta e colore. 2. Incoraggiare lo studio comparato delle religioni, filosofie e scienze. 3. Investigare le leggi inesplicate della natura e le facoltà latenti dell’essere umano. La serata verrà trasmessa esclusivamente su Zoom e sarà aperta ai Soci della S.T.I. e agli Abbonati alla Rivista Italiana di Teosofia. Le altre persone interessate potranno richiedere di partecipare inviando un’e-mail all’indirizzo: sti@teosofica.org, indicando il proprio nome e cognome; non saranno ammessi utenti anonimi. Ricordiamo che sul canale YouTube della S.T.I. sono disponibili anche le registrazioni di tutti gli incontri precedenti de “I Mercoledì con la S.T.”, così come molti altri video: https://www.youtube.com/playlist?list=PLYIYgpvyoh9QrOyAdze4B1hOoMhpq2g5y. L’appuntamento del 21 gennaio invece non sarà disponibile su YouTube. La prossima serata de “I Mercoledì con la Società Teosofica” è fissata per il 18 febbraio 2026.
La casa editrice Mediterranee ha pubblicato, con il titolo “Carl Gustav Jung – il grande sciamano”, la biografia dello psichiatra e pensatore svizzero, a opera della giornalista e scrittrice Paola Giovetti. Jung (1875-1961) è stato un grande medico dell’anima e la sua fama è cresciuta nel tempo perché le sue scoperte e le sue intuizioni nel campo della psiche fanno ormai parte della conoscenza comune. Grazie all’incisiva penna di Paola Giovetti e alla sua capacità di ricerca e di valorizzazione degli aspetti meno noti delle grandi personalità, questo libro porta a una comprensione di Jung a tutto tondo, coinvolgendo la sua vita affettiva e la sua passione per le tematiche legate all’esoterismo e al paranormale. Viene così scandagliato l’interesse del grande psicanalista per i sogni, i miti, le leggende, i simboli, le visioni, la reincarnazione, il karma, la vita dopo la morte. Vissuto in un’epoca difficile e connotata dalle tragedie di due guerre mondiali, Jung riteneva di avere anche un incarico di alto valore etico: quello favorire un capovolgimento spirituale grazie alle possibilità offerte dall’espansione della coscienza del singolo. Per Paola Giovetti “come un antico sciamano, Jung compì il pericoloso viaggio nelle profondità dell’inconscio e fece suoi i due compiti essenziali dell’antico uomo-medicina: prendersi cura della salute del suo prossimo e indicargli la dimensione trascendente”.
Intervista di Fedele Eugenio Boffoli a Renzo Ren Zen Maggiore
Renzo Maggiore, libero pensatore, formatore, giornalista, artista (musicista, poeta, saggista …) è nato a Trieste nel 1972; dopo gli studi classici e la laurea in Scienze Politiche, si è dedicato al tema della comunicazione interpersonale. Ha tenuto seminari di sistemica, intelligenza emotiva ed espressione artistica (in particolare la poesia), quale centro dell’azione didattica. Si occupa inoltre di disciplina zen e gestione dell’energia. Sarà ospite, per una conferenza, il giorno 16.1.2026, alle ore 19.00, presso la sede triestina della Società Teosofica in via Toti 3, ce ne parla?
Pur essendo un umanista, la Fisica mi ha sempre affascinato e, negli anni di ricerca, ho riservato uno spazio di studio per la storia della Scienza, dalla fine dell’800 ai nostri tempi. Così, in parallelo alle scoperte neuro scientifiche e spirituali, ho potuto appurare che i grandi studiosi stavano sviluppando e sperimentando teorie vicine – se non coincidenti – a quelle dei grandi mistici. Dai libri di Fritjof Capra sono recentemente venuto a contatto con Federico Faggin, il quale è passato dall’invenzione del “microchip” allo studio della Coscienza, una volta preso atto che mai una macchina potrà sviluppare una reale intelligenza e consapevolezza: sarà sempre l’uomo a dirigere le macchine finché si ricorderà di essere per l’appunto un Uomo. Il pericolo consiste nella deriva meccanicistica cui ci sta portando l’incontrollabile progresso tecnologico e la volontà di potere delle élite.
Ecco che l’Etica, ossia la branca della Filosofia che studia i Valori, diventa essenziale per il futuro dell’Umanità. Avendo applicato sul campo una visione di tipo sistemico ed essendo un poeta filosofo, che avanza con metodo intuitivo e con il mantenimento del dubbio, ho spontaneamente messo in relazione le “conclusioni” di teologi, mistici e scienziati (soprattutto fisici e biologi, ma anche linguisti) ed è uscito questo titolo: “La Filosofia del Campo quantico”. Nella conferenza, illustro gli sviluppi scientifici e alcune integrazioni degli studiosi contemporanei (in primis Faggin) per estrapolare il paradigma filosofico che ne emerge, paradigma che definirei rivoluzionario e sconvolgente per quelle che sono tuttora le convinzioni sull’esistenza di gran parte degli esseri umani.
Lo studio della Scienza quantistica, riguardo l’unità e l’interconnessione delle cose, si raccorda oggi con arcaiche teorie teosofiche, riprese da Elena Petrovna Blavatsky (cofondatrice della Società Teosofica), nel fine ‘800, concorda?
E’ assolutamente vero. D’altronde, chi ha fondato questa lodevole Società, in cui da poco sono approdato proprio per “risonanza”, ha studiato e frequentato ambienti impregnati di antica sapienza, dimostrando un’apertura notevole verso ogni fede e filosofia. Tutti i ricercatori davvero onesti e indipendenti non possono che riconoscere principi a mio modo di vedere universalmente validi, avendo come obiettivo fondamentale la riconciliazione tra Scienza, Filosofia e Spiritualità.
Quale appassionato della filosofia Zen, è dedito alla pratica della meditazione? Se sì, quale ritiene essere il suo valore intrinseco?
Ho molto meditato anni orsono; ed è così che è nato l’universo Ren Zen (www.renzen.it). D’altronde Zen significa proprio “meditazione”. Poi, ho capito che non si tratta di una tecnica, bensì di un approccio alla vita: si tratta di essere presenti in ogni momento, a prescindere da ciò che si fa. Il libro “Vivendo Zen”, Curcio Editore, è nato proprio per stimolare, tra poesia, koan ed aforismi, a vivere in profondità la realtà materiale dove si “nascondono” i profondi significati dell’Uno. La meditazione in quanto tecnica, così come la intendono in molti, è un espediente senza valore intrinseco, perché il vero obiettivo è il Meditante.
Il ruolo dell’Arte esprime, in ogni tempo, il paradosso dell’universalità e, nel contempo, della peculiarità delle cose, si ritrova?
Non lo trovo un paradosso, nel senso che mi sembra logico e auspicabile che l’interiorità si manifesti nell’esteriorità, come asseriva fra gli altri Oscar Wilde. Il paradosso sta al contrario nella mancanza di coerenza, nel reprimere le nostre emozioni (sempre autentiche), nel nascondere chi siamo veramente. La negazione del Sé fa male! Dobbiamo scoprire la nostra peculiarità e donarla agli altri; poi, accade che questa scoperta spirituale produca semi e frutti validi universalmente, condivisibili dall’umanità nel suo insieme. Gibran sostenne che la vera Arte contiene sempre elementi infiniti, il che è vero semplicemente perché l’anima non ha limiti.
L’Arte è incompatibile con i poteri di turno, i quali si attribuiscono in ogni tempo la sua stessa essenza …
Il rapporto tra Arte e Potere è delicato, ma non è governato da regole assolute: dipende da chi detiene il potere e dal grado di sottomissione degli artisti (ci sono politici che sorridono divertiti da opere irriverenti ed altri che si arrabbiano e se la prendono persino con vignettisti e comici). Sotto i più grandi poteri, sono sbocciate opere straordinarie, che a volte nascondono messaggi occulti per sfuggire alla censura e alle accuse di eresia. Può accadere che il controllo stimoli persino una maggiore creatività nell’aggirare i diktat del potere di turno, come nel caso di Nazim Hikmet. Detto questo, la libertà è sempre preferibile.
Come esperto formatore, cosa propone per gli attuali percorsi di formazione politica?
Avevo proposto tanti anni fa dei percorsi per formazioni politiche che in gran parte non si sono realizzati. Di base, come per tutte le organizzazioni, propongo una chiara definizione della piattaforma valoriale, dunque la creazione di una precisa ‘Carta dei Valori condivisa’ e infine la definizione/comunicazione di obiettivi e programmi coerenti ai principi dichiarati. Questo è il fondamento della ‘Sistemica applicata’ che propongo ad ogni sistema umano, dalla persona allo Stato. Il seminario sul modello sistemico è stato inserito nel piano di studi dalla Scuola BioQuantica di Firenze.
Cosa consiglia, come artista, ai giovani che vogliono intraprendere la carriera dell’Arte?
Mi rincresce informare i giovani che nella Musica e nella Letteratura vi è una sovrapproduzione notevole; è difficile emergere anche per chi ha chiaro qual è il suo messaggio profondo e la miglior forma espressiva. Se proprio si sente questa passione per l’Arte e si desidera trasformarla in professione, serve prima scoprire quell’originalità che donerebbe al “mare magnum” produttivo quel qualcosa in più per cui il mercato ti dovrebbe cercare. A questo punto, servono costanza e competenze a livello di comunicazione per aumentare i numeri sui social (il canale oggi preferenziale per il target giovane che poi spinge gli artisti preferiti, quelli in cui si riconoscono). Chi ha chiaro l’obiettivo, si prepara bene e ci mette quel pizzico di insistenza può farcela, se ci crede. Consiglio comunque di tenersi sempre un piano B a livello lavorativo, magari nel mondo dell’Arte a fianco di artisti già affermati o in case di produzione.
Quali i suoi prossimi impegni?
Ci saranno altre conferenze simili (giovedì 22 gennaio alle ore 18.00 presso il “Centro Studi Diritti Umani” di Trieste, dove ogni venerdì dalle ore 16.00 sono a disposizione per incontri “one to one”) e altre sulla “Sistemica applicata” e l’approccio Zen; oltre alle presentazioni del saggio “Vuoto Integrazione Amore”, Ren Zen, in cui si trova la sintesi filosofico-spirituale da me elaborata. Collaboro con la “Bottega delle percezioni” per applicare le nuove tecnologie (ad esempio la stereoscopia) in fase di sperimentazione dei principi e modelli che insegno. Sto aspettando infine dagli studi di Milano altre 3 canzoni da inserire nel repertorio Ren Zen.