Pagine dalla letteratura teosofica

Pagine dalla letteratura teosofica

uomo visibile invisibile leadbeater

“L’uomo visibile e l’uomo invisibile” di C.W. Leadbeater, pp. 119-120 (Edizioni Teosofiche Italiane, Vicenza, 2008). Pubblicato sulla Rivista Italiana di Teosofia di marzo-aprile 2023.
“La radiazione della forza vitale produce un effetto sorprendente sull’aspetto di ciò che possiamo chiamare la parte puramente fisica dell’aura umana. È ben risaputo che piccole particelle di materia fisica densa vengono costantemente espulse dal corpo umano con un’insensibile traspirazione o in altri modi: e anche queste particelle sono visibili all’occhio del chiaroveggente come una debole nebbia grigiastra. Queste particelle sono in molti casi dei cristalli e perciò appaiono in certe forme geometriche come per esempio, più di frequente, i cubetti di cloruro di sodio o sale comune. Questa parte puramente fisica che circonda l’uomo è talvolta chiamata aura della salute per il fatto che la sua condizione viene assai influenzata dalla salute del corpo che la emana. Essa appare d’una tinta bianca-azzurrina pallida, quasi incolore e sembra striata. O forse si può dire che consiste, o è composta, di un’infinità di linee diritte raggianti in tutte le direzioni, uscenti dai pori del corpo. Questa per lo meno è la condizione normale di dette linee quando il corpo si trova in perfetta salute; esse sono separate, ordinatamente vicine e parallele quanto lo permette la radiazione. Ma, nel caso di una malattia, avviene un cambiamento immediato: le linee vicine alla parte malata diventano irregolari, rivolte in tutte le direzioni nel modo più disordinato, e si piegano come stami di fiori appassiti.
Interessante è la ragione di questo strano aspetto. Troviamo che la rigidità e il parallelismo delle linee di quest’aura della salute sono causate dalla costante radiazione di forza vitale dal corpo sano e, non appena cessa questa radiazione, le linee risultano nella confusa condizione sopra descritta. Quando il paziente guarisce, la radiazione di questa forma magnetica di energia vitale ritorna gradatamente normale e le linee dell’aura della salute si dispongono di nuovo in ordine. Finché le linee sono ferme e diritte e la forza si irradia costantemente, il corpo sembra essere quasi interamente protetto da ogni attacco di nefaste influenze fisiche, come dai germi di malattie che vengono allontanati dalla spinta d’uscita della forza-vitale. Invece quando, per una causa qualsiasi, sia per debolezza, per ferite o per lesioni, per esaurimento o per estrema depressione morale o per eccessi, è necessaria una grande quantità di vitalità per compensare il danno o lo spreco e si verifica di conseguenza una seria diminuzione della quantità irradiata di forza vitale, questo sistema di difesa diviene pericolosamente debole e riesce relativamente facile ai germi mortali di entrarvi.
Si può inoltre affermare che è possibile con uno sforzo di volontà arrestare questa radiazione di vitalità all’estremità esterna delle sue linee e quindi forgiarle in una specie di muro o di guscio che risulterà assolutamente inaccessibile a questi germi e, che con un ulteriore sforzo, può risultare impervio anche ad ogni genere di influenza astrale o elementale, finché tale sforzo di volontà viene mantenuto.”.

Link al libro: https://www.eti-edizioni.it/conoscenza/708-luomo-visibile-e-luomo-invisibile.html

Testi per l’intuizione [LXXVI]

Testi per l’intuizione [LXXVI]

La Rivista “L’Età dell’Acquario

Ci sono brani di poesie, di libri, di memoriali atti a suscitare l’intuizione del lettore. Il loro significato va oltre le parole e le immagini evocate. È così per questo brano tratto dalla rivista “L’Età dell’Acquario” n. 26 (luglio-agosto 1983) e intitolato “Artemide ed Endimione” pp. 38-39:
“Gianbattista Vico (il filosofo e pensatore nato a Napoli il 23 giugno 1668 e ivi morto il 23 gennaio 1744) fu il primo a cercare di spiegare la ragione dei miti. Qui proponiamo un esercizio di psicotematica, ricordando che i miti rivestono con le parole il simbolo di energie spirituali. L’illustrazione riguarda il mito di Artemide ed Endimione, quadro di Sebastiano Ricci che si trova nel Department of Environment, Chiswick House, Londra.
Endimione, figlio di Giove e di Càlice, fu un bellissimo pastore della Caria. Giove, avendolo sorpreso in amoroso abbandono con Giunone, l’avrebbe condannato a un sonno perpetuo in una grotta nel monte Latmo.
Secondo un’altra versione del mito: sarebbe stato Endimione a pregare Giove di farlo dormire in eterno per non essere soggetto all’odiata vecchiaia.
Artemide (la dea Diana dei Romani) innamoratasi di lui, tutte le notti andava a visitarlo nella sua forma lunare e a baciarlo con la sua pallida luce. Artemide, la dea delle arti magiche, della castità e della fedeltà coniugale, figlia di Giove e di Latona, simbolizza la luce lunare, come il fratello gemello Apollo, quella solare.
Era conosciuta e adorata dagli antichi Greci sotto tre differenti rapporti: come divinità celeste, terrestre e infernale. Come divinità celeste era la Luna che, con le sue fasi, esercitava un benefico influsso sulla natura.
È sotto questo aspetto che Artemide ama Endimione. Secondo i pettegolezzi di allora questo amore non fu così casto come si potrebbe pretendere dalla dea della castità, perché pare che dalla loro unione siano nate cinquanta figlie e un maschio, Etolo. Per salvare il buon nome della dea fu poi creato un mito che dava Asterodia come madre di Etolo.
Come divinità terrestre, Artemide era la dea della Caccia, regina dei boschi e delle selve, a cui ubbidivano le sessanta ninfe, figlie dell’Oceano. Come divinità infernale, Artemide prendeva il nome di Ecate o Proserpina, a cui si attribuivano tre teste (le sue tre fasi lunari). Il nome Ecate deriva da ècaton (=cento) che si riferisce alle cento vittime che le erano sacrificate nell’antichità, ed ai cento anni durante i quali dovevano errare, sulle rive dello Stige, le anime dei morti che non avevamo avuto sepoltura.
Il tempio che fu consacrato alla dea Artemide a Delfo, fu considerato nell’antichità come il più splendido del mondo. Divenuta divinità latina, sotto il nome di Diana, essa fu assunta, insieme al fratello Apollo, a protettrice di Roma. Veniva festeggiata agli Idi di agosto, considerato giorno festivo per gli schiavi.
Per gli alchimisti Artemide-Diana è la materia al bianco, colore che appartiene all’Opera prima del rosso, chiamato Apollo. Quando gli alchimisti le danno il nome di Luna intendono riferirsi alla loro acqua mercuriale.
Il corpo umano è formato da quattro elementi, o da cinque, secondo come si considera la natura, ed è energia duale (positivo-negativo / Sole-Luna / buono-cattivo, ecc.) che lo spinge a vivere, a inconsciamente chiedere energia alla Realtà Spirituale (che è il Tutto o Antimateria)”.

Articolo tratto dal numero di settembre-ottobre 2023 della Rivista Italiana di Teosofia.

Edizione 2026 del Seminario di Ascona

Edizione 2026 del Seminario di Ascona

Ascona 2025

La Società Teosofica Italiana e quella Svizzera continuano la loro collaborazione anche in occasione dell’edizione 2026 del tradizionale Seminario Teosofico di Ascona, dedicato quest’anno al tema:“Taimni e la via per l’illuminazione”.
Il Seminario, in presenza, sarà ospitato nel bel contesto dell’Hotel Ascona, nella ridente omonima località del Canton Ticino (Svizzera), alle pendici del Monte Verità, che fra fine Ottocento e inizio Novecento ospitò una delle più significative esperienze culturali e umane nel segno dell’Utopia e della costruzione di un mondo migliore.
Il Seminario si svolgerà dal pomeriggio di venerdì 20 marzo a domenica 22 (con conclusione per le ore 12:00). Sono previste relazioni specifiche, approfondimenti e una sessione di domande e risposte.
In allegato il programma e la scheda d’iscrizione.

Seminario di Ascona 2026 – scheda prenotazione

Seminario di Ascona 2026 – programma

Foto di Azzedine Rouichi su Unsplash

17 FEBBRAIO – ADYAR DAY

Adyar Day 2026

Il 17 febbraio si festeggia, nell’ambito della Società Teosofica, l’Adyar Day.
Adyar è il quartiere di Chennai (India) dove si trova il Quartier Generale internazionale della S.T.
L’Adyar Day fu istituito nel 1922 affinché, il 17 febbraio di ogni anno, i soci e i simpatizzanti della S.T. possano collegarsi idealmente con quello che non è solo il centro amministrativo dell’azione della S.T. nel mondo, ma anche il simbolo stesso dell’ideale della fratellanza universale senza distinzioni e della spiritualità teosofica.
La data del 17 febbraio è stata scelta perché vi ricorre il passaggio oltre il velo della materia, avvenuto nel 1907, del Colonnello Henry Steel Olcott, primo Presidente della S.T. e, inoltre, la commemorazione dell’arrivo in India (a Bombay) di H.P. Blavatsky e di H.S. Olcott nel 1879.
La celebrazione della ricorrenza vuole essere altresì un momento di gratitudine verso tutti coloro che hanno portato avanti nel tempo gli scopi della S.T. nel suo servizio a favore dell’umanità.
Forse per non singolare coincidenza il 17 febbraio è anche il giorno della morte del grande filosofo Giordano Bruno (1600), quello di nascita dell’illustre teosofo Charles Webster Leadbeater (1847) e quello della scomparsa di Jiddu Krishnamurti (1986).

INTERVISTA DI FEDELE EUGENIO BOFFOLI A MARINA RIGUTTI

INTERVISTA DI FEDELE EUGENIO BOFFOLI A MARINA RIGUTTI

Marina Rigutti https://www.connessere.it/, vive e lavora a Trieste, costellatrice famigliare, counselor sistemico e transpersonale, arteterapista olistica e art counseling, operatore cranio-sacrale, diplomata in massaggio sonoro e armonico con le campane tibetane, ecc. ecc.; una vita dedicata ad accompagnare il prossimo, per ritrovare il giusto orientamento nella vita. Sarà presente, per un incontro pubblico a ingresso libero, venerdì 6 Febbraio, alle ore 19, presso la Sede della Società Teosofica di Trieste, in via Toti 3, ce ne parla?

Certamente. L’incontro presso la Società Teosofica di Trieste nasce da un desiderio profondo: creare un ponte tra la saggezza antica e le necessità dell’uomo moderno. Spesso viviamo come se fossimo “sconnessi” dal nostro centro, perdendo l’orientamento tra i mille bivi della vita. Venerdì esploreremo proprio questo: come le radici del nostro passato familiare possano trasformarsi da pesi che ci rallentano a ali che ci permettono di volare. Sarà un momento di condivisione profonda, perché credo che la consapevolezza debba essere un bene accessibile a tutti.

La sua esperienza lavorativa inizia come organizzatrice di Tour operator, per ritrovarsi successivamente come accompagnatrice di veri e propri viaggi dell’anima, per riscoprire e risolvere legami e “nodi” ancestrali, al fine di risolverli, con chi ci ha preceduto, nell’ambito famigliare, ma non solamente, dico bene?

Dice benissimo. In fondo, il mio lavoro non è cambiato poi molto: aiuto sempre le persone a “tornare a casa”. Prima lo facevo attraverso i confini geografici, oggi attraverso quelli dell’anima. I “nodi ancestrali” di cui parla sono quei fili invisibili che ci legano ai destini di chi ci ha preceduto. Quando risolviamo un irretimento familiare, non stiamo solo meglio noi, ma portiamo pace all’intero sistema. È un viaggio che non richiede passaporto, ma coraggio e umiltà per guardare oltre l’apparenza.

Le costellazioni famigliari di Bert Hellinger, del ‘900, sono un mix di psicoterapia sistemica e di questioni fenomenologiche e antropologiche, è così?

È una sintesi perfetta. Hellinger ha avuto il genio di unire il rigore della terapia sistemica alla libertà della fenomenologia, ovvero la capacità di osservare “ciò che è” senza giudizio. Ma c’è di più: c’è una dimensione spirituale laica. Le Costellazioni non analizzano solo il problema, lo mettono in scena, permettendoci di vedere con gli occhi ciò che l’anima sa già. È un metodo che ci insegna a rispettare gli “Ordini dell’Amore”, le leggi naturali che governano le relazioni umane.

Elena Petrovna Blavatsky (cofondatrice della Società Teosofica, a fine ‘800,) raccontava di piani invisibili di ripartizione del mondo, cosiddetti “sottili” e di una loro memoria universale, un qualcosa di analogo dunque al “campo morfogenetico” delle costellazioni?

C’è una risonanza straordinaria. Quella che la Blavatsky definiva “Akasha” — la memoria invisibile dell’universo — è ciò che la scienza moderna, tramite Rupert Sheldrake, chiama “Campo Morfogenetico”. È un archivio vibrazionale dove nulla va perduto. Nelle Costellazioni noi “entriamo” in questo campo: i rappresentanti avvertono sensazioni che appartengono ad antenati mai conosciuti proprio perché attingono a questa rete di informazioni. La Teosofia ha fornito la mappa teorica, le Costellazioni forniscono lo strumento pratico per navigarla.

Anche secondo la Teosofia il Karma (legge di retribuzione o di causa ed effetto), personale e collettivo, generato da azioni passate, influisce, nel presente, sulle nostre vite, al fine di perfezionarle; possiamo considerarlo quindi un tema costellativo per eccellenza?

Assolutamente sì. Il Karma non è una punizione, ma una legge di equilibrio e di evoluzione. Nelle Costellazioni, quello che chiamiamo “irretimento” è la manifestazione pratica del Karma famigliare. Se un torto non è stato riparato o una persona è stata esclusa, il sistema cerca di riequilibrarsi attraverso un discendente. Lavorare costellativamente significa agire su quel Karma: riconoscere il debito, onorarlo e finalmente scioglierlo. È l’atto estremo di compassione che permette all’anima di progredire nel suo percorso di perfezionamento.

Le costellazioni sono un’arte a tutti gli effetti, vale a dire che ogni loro attivazione sarà unica e sempre diversa da ogni sua precedente, nulla sarà mai scontato e il ruolo del costellatore sarà di interpretare il campo morfogenetico, nel migliore dei modi, per accompagnare il partecipante all’integrazione e alla risoluzione delle sue problematiche, concorda?

Concordo pienamente. Non esistono protocolli fissi perché ogni anima è un universo a sé. Il costellatore è come un direttore d’orchestra che non legge uno spartito scritto, ma ascolta il suono del momento. Il mio ruolo è di pura presenza: devo essere uno specchio terso affinché il “campo” possa mostrare la verità. In questo, le mie competenze come arteterapista e operatore sonoro si fondono: si tratta di accordare uno strumento (la persona) affinché torni a suonare in armonia con la vita. L’obiettivo finale è sempre l’integrazione: riportare a casa i pezzi di noi che avevamo perduto.

Quali i suoi prossimi impegni?

Il mio obiettivo costante è offrire spazi di “manutenzione dell’anima”, sia attraverso questi viaggi trasformativi che tramite seminari di gruppo e sessioni individuali nel mio studio. Credo profondamente nel potere della bellezza, del silenzio e del suono come strumenti di guarigione immediata per aiutare chiunque lo desideri a ritrovare la propria bussola interiore. Chi volesse restare aggiornato può seguirmi sui miei canali social; la porta del mio studio, come quella del mio cuore, è sempre aperta a chi cerca il proprio orientamento e desidera tornare a camminare con passo leggero verso il futuro.  

In fotografia: Marina Rigutti

Corso di introduzione alla Teosofia e alla conoscenza della Società Teosofica – tredicesima edizione (marzo-giugno 2026)

La Società Teosofica Italiana organizza, da marzo a giugno 2026, la tredicesima edizione del Corso di introduzione alla Teosofia e alla conoscenza della Società Teosofica. L’iniziativa è aperta a coloro che desiderano approfondire le proprie conoscenze sul tema, compresi i simpatizzanti e i soci da poco iscritti.
Il Corso ha l’obiettivo di fornire a tutti coloro che si avvicinano alla Teosofia e alla Società Teosofica un panorama completo delle informazioni di base. È articolata in sette lezioni, di cui due (la prima e l’ultima) online sulla piattaforma Zoom e cinque a distanza, con lezioni videoregistrate. Sono anche previsti due incontri con i relatori, sempre utilizzando Zoom, e uno finale di condivisione e valutazione del corso.
L’avvio della tredicesima edizione è fissato per domenica 8 marzo, ore 10:00-12:00.
Per informazioni sul programma completo, le modalità organizzative e l’iscrizione inviare una e-mail a: sti@teosofica.org oppure telefonare al numero: 0444 962921.

Vivere per essere e non per avere – un sogno chiamato Villaggio Verde

Grazie a un intenso lavoro, ricco di entusiasmo e di creatività, Giuseppina Cerruti ha dato alle stampe il volume: “Vivere per essere e non per avere – un sogno chiamato Villaggio Verde”. Il testo gode del patrocinio del Comune di Cavallirio (NO), della Fondazione Bernardino del Boca e della Società Teosofica Italiana APS.
Nella prefazione Enrico Sempi, Presidente della Fondazione, scrive: “L’ideatrice e la curatrice di questo prezioso lavoro ha pensato bene di chiedere un contributo alle persone che hanno frequentato, più o meno a lungo, il Villaggio Verde e il prof. Bernardino del Boca per ricostruire, tramite i loro racconti, una realtà estremamente complessa e poliedrica come l’esperimento del Villaggio Verde”.
Questa Comunità Acquariana, ispirata e promossa negli Anni Ottanta del Novecento dal teosofo Bernardino del Boca con l’obiettivo di dare vita a una realtà basata sul “vivere per essere e non per avere”, è stata una sperimentazione spirituale davvero di frontiera.
Scrive Giuseppina Cerutti nella premessa: “Grazie al prezioso contributo di molte persone […] ho voluto documentare – seppur in modo non esaustivo – i numerosi eventi che hanno animato il Villaggio Verde e soprattutto lo spirito utopistico che ha fortemente caratterizzato questa esperienza […] Desidero esprimere la bellezza e il valore di questa realtà, permettendo anche a chi non l’ha conosciuta di comprenderne l’importanza e di cogliere come tutto ebbe inizio”.
Le oltre quaranta testimonianze raccolte e il ricchissimo corredo fotografico rendono questo volume prezioso e davvero in grado di mettere il lettore nelle condizioni di meglio comprendere la storia del Villaggio Verde e l’ispirazione spirituale che ha animato l’opera di Bernardino del Boca, nel segno del Bello e del Buono.

Edizione 2026 del Seminario di Ascona

Ascona 2025

La Società Teosofica Italiana e quella Svizzera continuano la loro collaborazione anche in occasione dell’edizione 2026 del tradizionale Seminario Teosofico di Ascona, dedicato quest’anno al tema:“Taimni e la via per l’illuminazione”.
Il Seminario, in presenza, sarà ospitato nel bel contesto dell’Hotel Ascona, nella ridente omonima località del Canton Ticino (Svizzera), alle pendici del Monte Verità, che fra fine Ottocento e inizio Novecento ospitò una delle più significative esperienze culturali e umane nel segno dell’Utopia e della costruzione di un mondo migliore.
Il Seminario si svolgerà dal pomeriggio di venerdì 20 marzo a domenica 22 (con conclusione per le ore 12:00). Sono previste relazioni specifiche, approfondimenti e una sessione di domande e risposte.
In allegato le informazioni di dettaglio e la scheda d’iscrizione.

Seminario di Ascona 2026

Foto di Azzedine Rouichi su Unsplash